Michael Amaladoss

Nato in India nel 1935 è membro della Compagnia di Gesù. Ha insegnato teologia ed è stato visiting professor in vari istituti teologici. Ha diretto l’Institute of Dialogue with Cultures and Religions presso l’Università di Madras in India, consulente di due Pontifici Consigli in Vaticano; consulente della Commissione “Missione ed evangelizzazione” del Consiglio Mondiale delle Chiese. Ha scritto oltre trenta opere, tradotte in diverse lingue. Ha curato, con Rosino Gibellini, Teologia in Asia. Con Pazzini ha pubblicato Michael Amaldoss: il teologo indù cristiano si racconta (2018).

Dire la fede ai piedi dell’Himalaya, Pazzini, Villa Verucchio (RN), 2020, p. 170.

di Marco Dal Corso – Studi Ecumenici – N. 3-4 luglio-dicembre 2020

Dando seguito al libro-intervista a cura di Francesco Strazzari (dal titolo: Michael Amaladoss: il teologo indù cristiano si racconta), la collana Frontiere dell’editore Pazzini pubblica ora un testo firmato dallo stesso Amaladoss. Sempre a partire dalla propria esperienza personale, egli interroga, attraverso un percorso strutturato in diversi brevi capitoli, la fede vissuta in Asia, dandone un interessante sguardo d’insieme. Ma quali sono i motivi per mettersi in ascolto di questo mondo “altrove”? Quale interesse motiva a leggere un testo che viene dall’Asia? Perché, come insiste a fare la collana Frontiere di cui fa parte il testo in discussione, mettersi in ascolto delle voci del sud?

A noi sembra che i motivi siano tanti e che la lettura del volume di Amaladoss li confermi. Il primo di questi motivi è che occorre prendere sul serio quanto annotato dagli studiosi della materia: Dio ha cambiato indirizzo! C’è, cioè, uno spostamento del baricentro delle religioni a Sud. Per la teologia che assume il pluralismo come principio da cui rileggere anche la fede questo significa, tra altre cose, lasciarsi interrogare dai laboratori culturali, religiosi e spirituali che si compiono nel Sud del mondo, dove la doppia appartenenza religiosa, il sincretismo culturale e religioso, prima che essere una questione dottrinale, è stata e continua a essere una questione vitale. Quello che per alcuni è un problema (perdita della centralità dell’occidente) può diventare una soluzione e un’opportunità (partecipazione al futuro delle comunità di fede). E in questa “perdita” è possibile trovare anche un secondo importante motivo

che giustifica mettersi in ascolto di questa riflessione fatta in Asia. Se onesti con la realtà, l’occidente manifesta sempre più chiaramente la propria crisi. Sono in crisi, ad esempio, le forme storiche delle religioni, in particolare quella riferita alle Chiese cristiane, protestanti ma anche cattoliche. Le indagini descrivono, infatti, la crisi dell’appartenenza religiosa, lo svuotamento delle chiese, la messa in discussione della tradizione in campo etico …Ma quello che è in crisi non è la ricerca di senso religioso, caso- mai i suoi tradizionali contenitori, le forme, i modelli storici che fin qui l’hanno accolta, almeno in occidente. Ascoltare come vivere la fede ai piedi dell’Himalaya, allora, può aiutare anche le comunità sopra e sotto le Alpi a cercare nuove forme in cui fare esperienza del sacro.

Amaladoss, però, ci avverte che per fare questo è necessario, tra l’altro: andare oltre i paradigmi greco-romani, allargare la cristologia anche ad altre interpretazioni, superando l’ermeneutica sacrificale, riconoscere che lo Spirito è attivo anche al di fuori della Chiesa, liberarsi da un certo linguaggio metafisico quando imprigiona la propria esperienza di fede, non pretendere, come invece rischia di fare certa teologia, troppa chiarezza circa il mistero della fede. Occorre, poi, accettare il contributo indiano quando mette al centro della riflessione e della pratica spirituale l’impegno per la divinizzazione; occorre riconoscere che Dio si manifesta in maniere diverse e che, guardando dall’Asia, le incarnazioni possibili sono molte. Occorre ancora sapere che la “traduzione asiatica” della chiamata alla santità è vivere il dialogo come esperienza spirituale; occorre celebrare il pasto eucaristico per la condivisione non per la ritualizzazione…tutti temi e titoli che il volume sviluppa.

Infine, come per altri testi della collana, anche quello firmato da Amaladoss viene presentato da altri teologi occidentali (qui il benedettino francese G. Lafont e il teologo spagnolo J. Masia Clavel per rinnovare e promuovere il dialogo tra le diverse comunità credenti (oltre che teologiche).

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