NOVELLE IN CUCINA – LA TRADIZIONE ROMAGNOLA: UN CAROSELLO DI GUSTI SAPORI E PERSONAGGI.

Deliziose favole tra antico e moderno per tutte le età, nate dalla penna del compianto Giorgio Pazzini. – CORRIERE ROMAGNA MARTEDì 8 GENNAIO 2019 – MARCELLO TOSI

Novelle in cucina (Una ricetta per ogni novella. Una novella per ogni ricetta), non all’insegna della “nouvelle cuisine”, ma della tradizione romagnola, che fa da guida a deliziose favole tra antico e moderno, per tutte le età, nate dalla penna felice del compianto Giorgio Pazzini (1933 – 2011). Lo scrittore riminese figlio del pittore Edoardo, fu attratto fin dalla gioventù da problemi sociali e culturali, poi animatore e promotore di corsi di formazione per le Acli e il Formez. E’ stato autore per Ia casa editrice di famiglia anche di GASTRONOVELLE (2007). Il progetto grafico e le belle tavole del volume di Pazzini Editore recentemente pubblicato, sono dell’illustratrice forlivese LUANA PIOVACCARI.  “Chi è pieno di intelligenza, curiosità, amore per i suoi simili – si Iegge nell’introduzione – a tavola mangia, d’accordo, ma anche colloquia, conosce, rafforza l’amicizia, danza con le parole, gusta “la vita”

E magari, perché no?, racconta, suggerisce o apprende nuove ricette. Giorgio Pazzini, romagnolo, ha avuto la fortuna di trovarsi spesso in queste felici occasioni. E la fantasia ha aperto le ali ». E l’autore dipana a un vero carosello di gusti, sapori e personaggi: tra cucine, osterie e trattorie, alle prese con pentole e tegami “cuochi allegri” e contadini, “vitelloni sui molo” e pescatori, fiere tipiche (la Fiera del quattordici a Veruccbio, la Fiera del fungo a San Marino) e bancarelle di mercato, piatti da re e piatti poveri, esperienza e  saggezza secolari e nuovi sapori che vengono da molto lontano. 

Luoghi, come la PIAZZETTA DELLE POVERACCE, e l’eccitazione, l’elettricità, che si diffonde tra i banconi di pietra levigata che caratterizzano Ia pescheria riminese quando il duce di Finisterre, ultimo limbo di falesia francese protesa sull’Atlantico, fa sapere che nel suo prossimo viaggio in Italia si soffermerà sulla riviera adriatica, soggiornando nel nuovo e già famoso Grand Hotel. Ma per i pasti (ecco il punto) si rivolgerà alle tipiche e casalinghe osterie dei pescatori, desideroso di assaggiare e far carpire al suo chef personale i segreti della locale cucina di mare». Specialità un tempo povere e ora rinomatissime, come il formaggio di fossa, ovvero latte: «latte freschissimo ricavato dalle nostre mamme pecore nei mesi del sole, delle margherite, delle erbe selvatiche, pascolando nei prati dell’ondeggiante Montefeltro, del corrucciato Carpegna, del ridente versante TOSCO-ARETINO.  Basta, scusate –  aggiunge l’autore bisogna che mi freni con questi voli lirici … ». Gli arnesi pregiati, le teglie di Montetiffi: «L’argilla trasformata nel testo, come un disco solare cotto in antichissimi forni, da mani sapienti ed esperte con eleganza, levigatezza d’artisti che fa si che il goccio d’olio extra vergine versatoci sopra si diffonda uniformemente su tutto il corpo, avvolgendoci di un velo suadente e brillante».

E l’ombra della “scienza in cucina”e rappresentata da Pellegrino Artusi, colto ad annoverare con nostalgica elegia:  «Il cappone immolato e donato al sostanziosissimo brodo al bacio dei cappelletti all’uso di Romagna», posto a impietoso confronto con quello “l’imminchionito di oggi, con medicinali chimici, dal retrogusto farmaceutico… ».

Sapori di Romagna, «di chi non accetta si Iegge nella novella iniziale – che non si sappia, che ci si dimentichi delle tradizioni, incapaci di suggerire vecchi sapori della cucina povera  …. occhio, udito, naso,la cucina un palestra per i sensi”.

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