Armando Pomatto

(1940), percorso di studi umanistici
(liceo Classico, Filosofia, Teologia). Insegnante nelle Medie, nel Liceo e nelle Scuole Professionali. Dopo alcuni anni di esperienza pastorale nella periferia di Torino ha collaborato in un percorso di formazione teologica per giovani operai. Dipendente in un’azienda metalmeccanica e successivamente dirigente sindacale nella Fim Cisl del Piemonte. Vive con la famiglia in Alpignano, continuando il suo impegno a livello sociale nella comunità civile ed ecclesiale. 

Chiese in cammino: da Torino all’Amazzonia. Appunti per nuovi ministeri.

 Il libro che vi proponiamo racconta un’esperienza della chiesa torinese durante l’episcopato di Padre Michele Pellegrino (1965-77), una chiesa preoccupata di recuperare il “volto” operaio che caratterizzava la città, volto purtroppo assente o non accolto pienamente nella comunità cristiana. 

La prima parte del testo analizza il tentativo avviato in quegli anni nel proporre un diverso percorso formativo ad un gruppo di giovani operai che intendevano orientarsi al presbiterato, con un programma di studi e di formazione spirituale e pastorale nel pieno rispetto della loro condizione: non abbandonare il lavoro e lo stile di vita precedente (amicizie, famiglia, parrocchia). Questo tentativo torinese è accostato ad una proposta analoga sorta a migliaia di chilometri di distanza nel Nordest del Brasile con il Seminario rurale, frutto della vitalità di quella Chiesa negli anni del post Concilio. 

Il capitolo successivo ripropone la testimonianza di donne a vari titoli impegnate in quei decenni nella chiesa torinese. Gli spunti emersi da queste diverse sensibilità e ruoli nella comunità, sono riassunti in specifiche proposte inerenti la portata e il significato di una ministerialità al femminile all’interno della Chiesa. 

Segue una sezione in cui la riflessione si sofferma sul senso del ministero ordinato o semplicemente riconosciuto nella Chiesa, affrontando sinteticamente alcune questioni emerse da queste esperienze: il ruolo delle comunità nella scelta e nell’accompagnamento dei vari ministeri a suo servizio; la centralità dell’eucarestia per le nostre comunità; il ruolo della donna nelle comunità e la sua piena titolarità ad assumere compiti di guida e di gestione delle medesime. 

L’ultima parte del libro presenta un collegamento tra i timidi tentativi di mezzo secolo fa e il dibattito svoltosi in occasione del sinodo pan amazzonico, con l’ausilio del documento preparatorio che afferma “è urgente valutare e ripensare i ministeri che oggi sono necessari per rispondere agli obiettivi di «una Chiesa con un volto amazzonico e una Chiesa con un volto indigeno». 

Una Chiesa dal volto “amazzonico”, dal volto “operaio e contadino”, dal volto “femminile”e dal volto “europeo”,“una chiesa tutta ministeriale”che con l’avvento della pandemia è chiamata a ritornare nel cuore della società attraverso presenze e impegni sempre più multiformi. 

E’ un testo dalla scrittura fluida, lucida e armonica, in cui traspare uno sguardo costante allo spirito comunitario evangelicamente ispirato e alla convinzione che nella Casa del Padre c’è necessità di organizzare diversamente le molte mansioni. Il libro anticipa con felice sintonia argomenti attualissimi, come testimonia il secondo numero di gennaio della rivista Il Regno/Attualità, con uno dossier dedicato al tema della condizione del prete di fronte alle attuali trasformazioni: “Il disagio dei preti. Pastori nuovi, nuovi pastori”. 

L’autore dello studio, Raffaele Iavazzo, ricorda che “È necessaria una presa di coscienza di tutte le comunità, che sono rimaste troppo bloccate su posizioni di delega, poco inclini a prendersi le loro responsabilità, compresa quella che riguarda la scarsità dei loro pastori” (…) Per selezionare candidati veramente motivati, preparati, che non cerchino la loro sistemazione personale nella modalità più facile, con un giusto distacco dal proprio io e consapevoli dei propri limiti e della propria condizione di creatura, che si sentano parte del popolo di Dio e non al di fuori e al di sopra di esso”

Il Vangelo di Marco in tempo di pandemia. Un annuncio di speranza

di Armando Pomatto

Il vangelo di Marco è sorprendente e stimolante sotto molti punti di vista. 

Questo racconto non è semplice; rivela un narratore che non si limita a esporre materialmente l’insegnamento e l’azione di Gesù di Nazareth. Egli ne intende mettere in evidenza alcuni aspetti della persona e della missione. Richiamandosi all’esperienza e alla riflessione dei primi gruppi di cristiani che vivono con una certa difficoltà il loro rapporto con l’ambiente giudaico e si sentono perseguitati dall’impero. Abbozza così una sintesi della storia umana di Gesù facendo chiaramente intuire che questa storia è comprensibile solo con l’impegno diretto a viverne l’esempio. 

Queste caratteristiche appaiono evidenti nel commento che guida il testo qui proposto: l’aggancio con l’esperienza delle comunità dell’America Latina che attraverso la Teologia della Liberazione hanno intuito il profondo legame tra le loro sofferenze e l’annuncio della buona novella contenuto nei vangeli. 

Esse si sono sentite impegnate a rivivere nel loro presente quell’esperienza formidabile.

Grandeggia in questo modo la figura del Maestro di Nazaret ebreo sconfitto, osteggiato dal potere, incompreso dai suoi stessi discepoli ma sempre fedele al progetto del Padre.

L’attualizzazione di questa memoria è dunque il primo obiettivo di questo testo che intende attraverso di essa, illuminare e guidare un credente in questo momento di sconcerto e profonda crisi delle nostre società.

L’attenzione alla storia e “alla pioggia” quotidiana della paura e della disillusione, costituiscono il terreno concreto sul quale ogni discepolo è impegnato  per far rifiorire la nuova vita

Il Vangelo della tenerezza. Il volto misericordioso di Dio nel racconto di Luca

di Armando Pomatto

La struttura di questa lettura del vangelo di Luca segue l’impostazione già proposta nella pubblicazione del vangelo di Marco: alcuni brani evangelici, in particolare le parabole a cui Luca affida una valenza simbolica notevole, seguiti da un breve commento a carattere teologico, riletti alla luce di eventi, personaggi e annotazioni su quanto la seconda e terza ondata della pandemia hanno determinato nelle nostre coscienze e nelle scelte sociali che caratterizzano questo tempo del nostro convivere. 

Il testo si sofferma in particolare su alcuni eventi che hanno assunto per l’autore un forte carattere esemplare nella travagliata emergenza che sta affrontando il Paese: due infermiere intelligenti promotrici di una efficace assistenza sanitaria, un arguto pizzaiolo che trasforma un’avversità in opportunità, un giovane naturalizzato italiano sempre attento nel sottolineare il valore della comprensione e della benevolenza, una ragazza che lascia la famiglia per darne una nuova a degli orfani; un prete ed un religioso che si fanno fratelli dei più diseredati, una immigrata etiope, imprenditrice, uccisa per il suo sogno di un mondo più giusto e fraterno. Testimonianze vissute nel silenzio e nella convinzione dell’alto valore dell’attenzione e della cura verso l’altro, anche fino a rischiare la vita. 

Le loro scelte sono rilette alla luce di una delle più significative caratteristiche del vangelo di Luca: la misericordia come condizione per avvicinare e comprendere il Maestro di Nazaret. 

Luca a più riprese proporrà il Dio di Gesù con il volto di colui che va incontro all’uomo, che lo accoglie, che lo perdona. Nel suo racconto si affaccia un vocabolo sconosciuto a Marco, la misericordia. La misericordia giunge a lenire e ridare nuovo senso al tempo di violenza che devono affrontare le comunità cristiane dopo la distruzione di Gerusalemme. La riflessione sul significato di tanta violenza si fa strada anche tra i cristiani di lingua greca a cui si rivolge il nostro evangelista. 

Il legame tra questa narrazione e le vicende che caratterizzano la nostra società, le sue sofferenze, le sue domande, i suoi sogni, costituisce l’intreccio e la sfida più genuina del testo.

Come i cristiani di ogni tempo, anche noi siamo invitati a tenere alto lo sguardo sul significato della tolleranza, della misericordia, del perdono per andare “oltre”, oltre la rassegnazione e la paura, nel coraggio di porre gesti di solidarietà e fraternità per il superamento del male e il rinnovamento della vita in tutte le sue dimensioni.

Questo è l’invito che scorre nella trama di queste pagine, rivolte in particolare a chi intende tornare alle fonti della  sua fede e riappropriarsi del significato dell’annuncio del Vangelo. In questo senso il libro ha una sua fortunata indipendenza dalla pandemia: essa fa la parte di una comparsa, così come l’immigrazione o qualche altro riferimento agli scritti di papa Francesco. Luca si staglia stabilmente con la sua autonoma bellezza.

Luca a più riprese propone il Dio di Gesù con il volto di colui che va incontro all’uomo, che lo accoglie, che lo perdona.

Come i cristiani di ogni tempo, anche noi siamo invitati a tenere alto lo sguardo sul significato della tolleranza, della misericordia e  del perdono, per andare “oltre”, oltre la rassegnazione e la paura, che il silenzio e l’isolamento di questi mesi di pandemia ci hanno proposto.

Questo è l’invito che scorre nella trama di queste pagine, rivolte in particolare a chi intende tornare alle fonti della  sua fede e riscoprire il volto storico di Gesù, a volte un po’ spento dal mantello della teologia o dallo stanco ripetersi della pratica religiosa.

Presentazione

di Giovanni Ferretti

Il libro ci offre diciannove brevi e semplici meditazioni sul Vangelo di Luca, caratterizzate da un sapiente intreccio di  lettura esegetica accurata dei testi e di interrogativi che provengono dall’esperienza del tempo presente, fattasi particolarmente acuta e drammatica a causa della  pandemia. Ove il Vangelo illumina il senso dell’esperienza che stiamo vivendo e questa aiuta a meglio comprendere ed evidenziare la ricchezza di umanità contenuta nel Vangelo.

L’autore, non nuovo nell’offrirci un simile stile di meditazioni, vi trasfonde il suo duplice radicamento esistenziale: nel linguaggio o mondo del Vangelo e nel linguaggio o mondo degli uomini e donne del nostro tempo, soprattutto di quanti lottano e soffrono per un mondo più solidale e fraterno, capace di superare le chiusure egoistiche e identitarie e di essere  sensibile visceralmente alla provocazione della sofferenza e miseria altrui; secondo il linguaggio evangelico: capace di compassione e di misericordia. 

I  brani del Vangelo di Luca che sono proposti alla meditazione sono scelti tra quelli più significativi per disegnare i tratti fondamentali del volto di Dio che vogliono riflettersi nel volto dei figli/figlie di Dio che noi siamo: tratti che parlano di tenerezza, empatia, gentilezza, prossimità, accoglienza, pietà, perdono, condivisione, dedizione, incoraggiamento… termini tutti riassumibili in quello dell’amore di misericordia. Quell’amore  rivolto ai più bisognosi e discriminati, i “miseri”, non solo perché  sollecitano compassione e invocano aiuto con la loro stessa situazione di sofferenza, risvegliando in noi i sentimenti della umanità più autentica, ma perché in quella sollecitazione e invocazione traspare la maestà stessa del volto di Dio che ci interpella nella nostra costitutiva responsabilità di persone umane.

Arricchisce e vivacizza la riflessione  la serie di esempi di persone  che hanno saputo interpretare concretamente, oggi tra di noi,   le pagine evangeliche proposte. Segni viventi che il Vangelo continua a parlare ai cuori ed è fermento di umanità; non rimane chiuso in antiche pagine ma si manifesta pubblicamente in quanti lo vivono  nella  vita quotidiana con generosità e inventività, spesso nel silenzio e nel nascondimento. Pregio  non ultimo di questo libro  è aiutarci ad aprire gli occhi per riconoscerli,  alla luce del Vangelo e anche come illuminazione  e commento del senso odierno del Vangelo.